In Colombia la terra ha tremato nella mattina di lunedì 10 agosto, lasciando dietro di sé un bilancio ancora in evoluzione e una situazione umanitaria sempre più complessa. Alle 7.34 di lunedì 10 luglio, un terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito vaste aree dell’ovest e del centro del Paese, con epicentro nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó. La scossa, registrata a una profondità di circa 96 chilometri, è stata avvertita anche in Ecuador e Panama. Tra le aree maggiormente colpite vi sono il Chocó, dove si trova l’epicentro, il Valle del Cauca, il Risaralda e il Caldas.
Il bilancio provvisorio parla di 250 vittime e oltre 1.200 feriti, mentre proseguono le ricerche delle persone disperse. Migliaia di abitazioni sono state danneggiate e il terremoto ha colpito infrastrutture essenziali, tra cui strutture sanitarie, scuole e servizi di base come acqua, energia elettrica e connettività. A queste conseguenze dirette si aggiungono danni e interruzioni alla viabilità e alle telecomunicazioni.
Nelle aree rurali e più isolate, soprattutto nel Chocó, molte comunità non sono ancora state raggiunte e la reale entità dei danni resta da verificare. Le difficoltà di accesso terrestre e fluviale, la scarsa connettività e l’isolamento di numerose comunità indigene, afrocolombiane e rurali rendono difficile sia raccogliere informazioni sia far arrivare tempestivamente gli aiuti. Il rischio è che proprio le popolazioni più vulnerabili rimangano escluse dalla risposta umanitaria.
Anche Pereira e la sua area metropolitana, nel dipartimento di Risaralda, risultano duramente colpite. Il terremoto ha provocato interruzioni e limitazioni della mobilità e dei collegamenti. Diversi aeroporti, tra cui quelli di Pereira, Manizales, Quibdó, Armenia, Cartago, Buenaventura e Cali, hanno registrato danni o sospensioni preventive delle attività.
Chocó, l’emergenza nell’emergenza
Il Chocó è oggi uno dei territori prioritari per la risposta umanitaria, sia per la localizzazione dell’epicentro sia per la particolare vulnerabilità delle popolazioni colpite e le difficoltà di accesso. I danni a abitazioni e infrastrutture si sommano infatti alla limitata connettività, alla presenza di numerose comunità rurali, indigene e afrodiscendenti difficili da raggiungere e a una situazione di sicurezza resa complessa dalla presenza di gruppi armati e dagli effetti di un conflitto che da anni colpisce la popolazione, costretta a continui sfollamenti interni.
Molte comunità devono affrontare lunghissime ore di navigazione fluviale per raggiungere i principali centri urbani. La connessione internet e le comunicazioni sono assenti o molto precarie in numerose zone. Una condizione già difficile in tempi ordinari che, dopo il terremoto, rende ancora più complessa la risposta e aumenta il rischio di una sottostima delle persone colpite, dei danni alle abitazioni e dei bisogni umanitari nelle aree più remote.
Per questo la rete Caritas presente sul territorio mantiene un contatto costante con le autorità locali e indigene, per comprendere l’impatto reale del terremoto nelle zone più remote e individuare le necessità prioritarie.
I bisogni: casa, acqua, cibo e assistenza sanitaria
Nel Chocó e nelle altre aree più difficili da raggiungere, la risposta deve partire dalla raccolta delle informazioni, dall’ascolto delle autorità locali e delle comunità e da rapide valutazioni dei danni e dei bisogni.
L’obiettivo è duplice: intervenire rapidamente dove le necessità sono già evidenti e, nello stesso tempo, evitare che le comunità più lontane e vulnerabili rimangano escluse dalla risposta proprio perché più difficili da raggiungere.
Nelle prossime ore la priorità sarà continuare la ricerca e il soccorso delle persone disperse o rimaste intrappolate, garantire assistenza sanitaria ai feriti e individuare soluzioni di accoglienza per le famiglie che hanno perso la propria abitazione. Tra le necessità immediate vi sono tende, kit per l’alloggio, materassini, coperte, kit per l’igiene, acqua sicura, alimenti, beni essenziali per la cucina, sistemi di illuminazione e soluzioni temporanee per l’energia elettrica. Particolare attenzione deve essere rivolta alle famiglie che hanno perso completamente la propria casa o che non possono rientrare a causa dei danni strutturali.
Sul fronte sanitario sono necessari medicinali, materiali e forniture mediche, assistenza ospedaliera, supporto alle attività di ricerca e soccorso e valutazioni strutturali degli edifici. Il bisogno non è soltanto materiale: la dimensione della tragedia rende necessario rafforzare anche il sostegno psicosociale alle persone sopravvissute e alle famiglie delle vittime e dei dispersi.
È inoltre fondamentale garantire la protezione di bambini e adolescenti, persone anziane e persone con disabilità, accompagnare le famiglie evacuate e assicurare informazioni affidabili a quanti sono alla ricerca dei propri familiari.
La mobilitazione della Chiesa colombiana
Di fronte all’emergenza, la Chiesa colombiana ha mobilitato nell’immediato la propria rete. La Presidenza della Conferenza Episcopale Colombiana (CEC) ha espresso vicinanza alle comunità colpite e ha assicurato la preghiera per le vittime, le persone disperse, i feriti e le famiglie che hanno perso la propria casa. Nel suo messaggio al popolo colombiano, la CEC ha ricordato che un’emergenza di questa portata richiede che il Paese sappia riconoscersi “come una sola famiglia” e risponda alla sofferenza con generosità, responsabilità e solidarietà.
Fin dalle prime ore successive al terremoto, il Secretariado Nacional de Pastoral Social (SNPS) – Cáritas Colombiana e le Caritas delle singole giurisdizioni hanno immediatamente avviato il coordinamento della risposta, in raccordo con le autorità pubbliche e con le organizzazioni della società civile, con l’obiettivo di costruire un intervento integrato e collaborativo a sostegno delle comunità colpite.
È stata lanciata anche la campagna “Con Colombia hasta el último rincón” – Con la Colombia fino all’angolo più remoto – per sottolineare la necessità di raggiungere anche le comunità più remote.
Anche i banchi alimentari si sono mobilitati, attivando campagne e punti di raccolta per raccogliere alimenti e beni essenziali destinati alle comunità colpite.
Caritas Italiana e Caritas Colombia insieme per raggiungere le comunità più vulnerabili
Caritas Italiana, attraverso fondi CEI, sostiene da tempo insieme a Caritas Colombia un’azione umanitaria proprio nei municipi più remoti del Chocó, il dipartimento in cui si trova l’epicentro del terremoto. L’intervento è rivolto a comunità indigene e afrodiscendenti, oltre che alla popolazione venezuelana che si è stabilita nella regione, persone che vivono condizioni di povertà ed esclusione e soffrono quotidianamente le conseguenze del conflitto armato. La presenza costruita negli anni dalla rete Caritas in questi territori rappresenta oggi una risorsa preziosa. Le relazioni con le comunità, la conoscenza del territorio e il lavoro con le realtà locali possono contribuire a comprendere più rapidamente l’impatto del terremoto e a individuare le persone che rischiano maggiormente di rimanere escluse dai soccorsi.
Aggiornato il 12 Agosto 2026
