24 Febbraio 2026

Ucraina, quattro anni di guerra: 12 milioni di persone hanno bisogno di aiuto. L’impegno di Caritas

A quattro anni dall’inizio della guerra, l’Ucraina continua a essere il cuore della crisi umanitaria più gravi d’Europa. Secondo l’Humanitarian Needs and Response Plan 2025 di OCHA, sono 12,7 milioni le persone che necessitano di assistenza umanitaria; 3,7 milioni gli sfollati interni e 5,6 milioni coloro che hanno cercato rifugio nei Paesi limitrofi. Oltre 9 milioni presentano bisogni sanitari critici. Numeri che raccontano un’emergenza che non si è mai fermata e che, anzi, si è trasformata in una crisi prolungata, fatta di povertà crescente, infrastrutture civili colpite e comunità stremate.

In questo scenario la rete Caritas continua a operare in tutto il Paese soprattutto grazie a Caritas Ucraina e Caritas-Spes Ucraina. Dal febbraio 2022 la rete ha sostenuto oltre 6 milioni di persone, adattando costantemente gli interventi a bisogni in evoluzione: assistenza sanitaria e telemedicina, supporto psicosociale, sostegno economico diretto, distribuzione di beni essenziali, evacuazioni da aree ad alto rischio, accoglienza e protezione delle persone più vulnerabili.

La povertà è in forte aumento. Molte famiglie hanno esaurito risparmi e mezzi di sussistenza, cresce la dipendenza dagli aiuti esterni e milioni di persone stanno affrontando l’inverno senza riscaldamento o elettricità, a causa dei continui attacchi alle infrastrutture energetiche. «Prima della guerra, la nostra mensa a Kyiv serviva circa 60 persone al giorno, soprattutto persone senza dimora. Oggi accogliamo oltre 500 beneficiari quotidianamente, per lo più famiglie impoverite senza riscaldamento o elettricità nelle proprie case», afferma padre Vyacheslav Grynevych SAC, direttore esecutivo di Caritas-Spes Ucraina.

L’emergenza abitativa resta una delle ferite più profonde del conflitto. Oltre 4 milioni di persone hanno perso la propria casa e necessitano di soluzioni a lungo termine. «Inizialmente ci siamo concentrati su soluzioni di emergenza per gli sfollati – sottolinea Tetiana Stawnychy, presidentessa di Caritas Ucraina – oggi stiamo lavorando con il governo allo sviluppo di un piano di edilizia sociale per aiutare le persone a ricostruire la propria vita».

Per il prossimo biennio, la rete Caritas ha individuato quattro priorità:

  1. Risposta umanitaria : evacuazioni, assistenza ai civili nelle aree colpite e sostegno ai più vulnerabili
  2. Sviluppo mezzi di sussistenza: programmi per favorire l’occupazione e al creazione di micro imprese
  3. Soluzioni abitative stabili: costruzione e sostegno di progetti di alloggio permanente per gli sfollati
  4. Supporto alla salute mentale e psicosociale, diventato essenziale per bambini, famiglie, anziani, veterani e comunità segnate da traumi ripetuti

In modo trasversale, il supporto alla salute mentale e psicosociale è diventato essenziale per bambini, famiglie, anziani, veterani e comunità segnate da traumi ripetuti.

In questo quadro, Caritas Italiana allocato circa 3 milioni di euro per il periodo 2025-2027 per l’implementazione di progetti a sostegno della popolazione ucraina. In particolare attraverso il progetto V.I.T.A.L. (2025–2026), realizzato con Caritas Ucraina, sostiene l’accesso integrato a servizi sanitari, supporto psicosociale e assistenza economica nelle regioni orientali. Con il progetto HOPE (2026–2027), in partenariato con Caritas-Spes Ucraina, promuove evacuazioni sicure e percorsi di accoglienza e presa in carico per persone provenienti da aree ad alto rischio, favorendo stabilizzazione e inclusione.

«Quattro anni di guerra ci restituiscono milioni di vite sospese, comunità sradicate, famiglie che hanno perso casa, lavoro, punti di riferimento – dichiara don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana –. Non possiamo lasciare che questa guerra diventi uno sfondo abituale della nostra quotidianità. La carità è responsabilità storica: significa restare accanto, accompagnare, sostenere processi di ricostruzione e custodire, ogni giorno, la dignità delle persone. La pace si afferma anche grazie a scelte concrete e a coscienze vigili che si assumono la responsabilità di proteggerla».

A quattro anni dall’inizio del conflitto, l’impegno continua. Perché nessuna crisi prolungata può diventare invisibile.

Aggiornato il 24 Febbraio 2026