29 Ottobre 2026

Alluvione in Nepal, due mesi dopo

 

Sono passati due mesi esatti dal 26 agosto 2026, quando una terribile e inattesa ondata di fango ha devastato 42 km di territorio nepalese, dal confine con la Regione autonoma del Tibet fino al distretto di Dadhing, passando e distruggendo il letto del fiume nei distretti di Raswa e Nuwakot.

La conta delle vittime e dei danni è ancora in corso: le cifre ufficiali parlano di oltre 1450 vittime accertate, di oltre 5,500 persone ancora disperse e di inimmaginabili perdite in termini abitativi, economici e infrastrutturali.

Gli interventi

Le operazioni di soccorso sono durate settimane e ora, grazie a dei ponti temporanei a supplire i molti distrutti dalla furia dell’acqua, anche i terreni più remoti possono essere raggiunti. I sopravvissuti hanno trovato riparo in centri di accoglienza o presso parenti e la vita tenta lentamente di riprendere il proprio corso. Ma moltissime delle vittime, siano esse decedute, disperse o sopravvissute, lavoravano nel contesto economico cosi cruciale per il terreno colpito: la via verso la Cina. In quella via di comunicazione, infatti, si spostavano tonnellate di merci ogni giorno, molte persone lavoravano ai 14 impianti idroelettrici (di cui ora 7 completamente distrutti) e il territorio aveva costruito la propria economia indotta proprio su questi fattori. Ora, in un posto in cui centinaia di abitazioni sono state disperse e decine di edifici commerciali e governativi completamente danneggiati, non è possibile ricostruire. Il letto del fiume, infatti, si è alzato dai 4 a 12 metri ed è impensabile rimuovere quell’immensa quantità di detriti: sarebbe costosissimo, porrebbe un problema di rilocazione dei detriti e comunque quel fondo valle non è più sicuro.

Il lavoro di Caritas Nepal

Caritas Nepal è una delle prime organizzazioni ad aver raggiunto i siti più colpiti e sin da subito si occupa di allestimento dei centri di ospitalità, cibo, vestiario, istruzione, supporto sanitario e psico-socio-educativo. Il competente lavoro capillare permette di raggiungere le persone più deboli quali orfani, persone con disabilità, anziani.

L’appello di emergenza (EA) prevede un intervento di 24 mesi al fine di accompagnare il processo di riabilitazione e sviluppo in un contesto in cui molte delle vittime facevano parte di un territorio commercialmente ricco e quindi erano anche economicamente autosufficienti e solide ed ora si trovano di punto in bianco in regime di povertà.

La ricostruzione

Un tema molto importante per il Governo e per tutte le organizzazioni di terreno, che lavorano in stretto coordinamento, è quello della ricostruzione. Ancora non sono state pubblicate le linee guida governative per definire i criteri di accesso e la qualità delle costruzioni temporanee, semi-permanenti e poi permanenti. Un’indagine rivela che un quarto della popolazione vorrebbe tornare ad abitare nei terreni devastati ma il problema della terra è urgente: come spesso succede all’indomani di emergenze cosi importanti, il reperimento di terreni edificabili e collegati ai servizi essenziali è complesso. Ancor di più in un Paese quale il Nepal con la propria peculiarità oro-geografica.

Aggiornato il 29 Ottobre 2026